Aumento dei tassi, quali conseguenze per le aziende Italiane?

Dopo il recupero della prima metà del 2022, i dati recenti indicano per l’area dell’euro un considerevole rallentamento dell’economia, che dovrebbe ristagnare nel prosieguo dell’anno e nel primo trimestre del 2023. Le quotazioni molto elevate dell’energia riducono il potere di acquisto e, sebbene si stiano attenuando, le strozzature dal lato dell’offerta continuano a frenare l’attività economica.

 I rincari dei beni energetici e alimentari, le pressioni della domanda in alcuni settori dovute alla riapertura delle attività economiche e le strozzature dell’offerta costituiscono i fattori responsabili dell’incremento dell’inflazione.

La Banca Centrale Europea ha annunciato un aumento dei tassi di interesse di riferimento di 75 punti base, il più grande da quando esistono l’euro e la BCE stessa. Già a luglio i tassi erano stati aumentati di 50 punti, dopo 11 anni che erano fermi a zero e nei prossimi mesi dovrebbero esserci altri rialzi, con l’obiettivo di contenere l’aumento dell’inflazione nell’area dei paesi che adottano l’euro.

I tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale sono stati innalzati rispettivamente all’1,25%, all’1,50% e allo 0,75%, con effetto dal 14 settembre 2022.

Ma perché le Banche Centrali muovono i tassi di interesse?

I tassi di interesse sono lo strumento principale a disposizione delle banche centrali per l’indirizzo della politica monetaria, ossia quell’insieme di decisioni che orientano l’andamento della moneta, dei mercati finanziari e soprattutto dell’inflazione. Sono i tassi a cui le banche centrali prestano alle altre banche e rappresentano il costo del denaro. Quando si riducono l’obiettivo è stimolare l’economia: bassi tassi di interesse invogliano a prendere a prestito denaro per comprare cose o investire.

Quando si aumentano l’obiettivo è opposto. Si vuole infatti “raffreddare” un’economia che sta crescendo troppo, in cui si vuole consumare molto di più di quanto il sistema riesca a produrre, con un conseguente aumento dei prezzi e quindi dell’inflazione.

Tuttavia, se l’economia si raffredda troppo si rischia una recessione, dalla quale poi può diventare complicato uscire. Per questo le banche centrali hanno un compito particolarmente delicato: devono “raffreddare” l’economia a sufficienza da mettere sotto controllo l’inflazione, ma non troppo. Il compito è reso poi ancora più complicato dal fatto che l’economia è destinata a rallentare lo stesso.

La guerra in Ucraina ha aumentato tantissimo il costo dell’energia e ha provocato scarsità di tante materie prime di cui le industrie hanno bisogno. Tante imprese si stanno fermando, perché produrre con questi costi rischia di essere addirittura controproducente. Dopo la pandemia, si è creata di nuovo una grande incertezza: le aziende si stavano iniziando a riprendere e ora si trovano in una situazione in cui non si sa quando finirà la guerra e quando le cose torneranno normali.

Quali strumenti possono sostenere le imprese in questo momento complesso?

Così com’è avvenuto durante i primi mesi della pandemia, le soluzioni di Supply Chain Finance, ricoprono una posizione strategica in un momento in cui gli istituti bancari non possono garantire stabilità a lungo termine. Strumenti come il Dynamic Discounting, permettono di incassare in anticipo le fatture, a condizione molto agevolate e più stabili rispetto alle oscillazioni del mercato.

Filiere stabili grazie alla fiducia

Se l’economia attuale non trasmette stabilità né alle imprese né alle famiglie, una scommessa sempre vincente è quella fatta sui legami tra persone. La stabilità di una filiera di basa su fiducia e sostegno reciproco, rapporti di lungo termine e volontà comune di garantire un prodotto finale di qualità.

Per questo è il momento di utilizzare attivamente i programmi di Supply Chain Finance messi a disposizione da centinaia di aziende capo-filiera, e ricevere in anticipo i pagamenti delle proprie fatture, sostenendo la propria azienda e quella dei propri clienti allo stesso tempo.

Giovanni Salvi

Business Intelligence Manager

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